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CAPITOLO 1 -
Una notte agitata
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Chiudo gli occhi e dico a voce alta: «FABULA, FABULA BLU!» e ripeto ancora: «FABULA, FABULA BLU!»
Subito un sorriso spontaneo si allarga sulle mie labbra sottili.
Sono davvero parole magiche: quando le pronuncio sento crescere dentro di me tanta allegria e spensieratezza,
proprio come mi accadeva da bambino. Io mi chiamo Vittorio, ma quando ero piccolo tutti mi chiamavano Vic.
Vivevo in una grande città vicino ai miei cugini, Clara e suo fratello maggiore Giulian. Insieme, noi tre, quando io avevo circa 6 anni,
vivemmo un'avventura davvero speciale. Ripeto la formula magica e quella storia strabiliante mi ritorna subito alla mente.
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Era l'ultimo dell'anno. Io e Clara eravamo nella sua casa in campagna, dove avevamo da poco festeggiato il Natale insieme
alle nostre famiglie e ai Lorenzini e ai loro due figli maschi, Ross e Pietro. Quella sera i nostri genitori se ne stavano al
piano di sotto a brindare all'anno nuovo, mentre noi bambini eravamo già a letto. Io dormivo in una grande
stanza al secondo piano, insieme a Pietro e Ross. I due fratelli si erano accaparrati il letto
a castello: sotto c'era Pietro, che aveva 9 anni, e sopra c'era Ross, che per la verità mi era proprio antipatico.
Ross aveva 10 anni, un cespuglio di capelli neri e la faccia sempre arrabbiata. Il gioco preferito di Ross
ero io, perché adorava prendermi in giro: mi chiamava "quattrocchi" perché portavo gli occhiali e "spennacchiotto" per il ciuffo ribelle sulla
mia fronte. Clara invece dormiva in una stanza di fronte alla nostra.
Quella sera, addormentarmi sembrava un'impresa impossibile: sentivo un cane abbaiare in
lontananza e le foglie in giardino frusciavano mosse dal vento, come esseri invisibili.
Ross era ancora sveglio e teneva accesa una piccola lampada per leggere un romanzo di fantascienza.
Ross era il più grande di noi e aveva il compito di sorvegliarci, ma anziché rassicurarci, aveva passato le
sere precedenti a farci scherzi, cercando di alimentare le nostre paure. A volte
si divertiva a distruggere i nostri giocattoli rompendoli fino a renderli inutilizzabili perché lui, ormai, si sentiva grande e
il nostro giocargli intorno lo infastidiva. Quella sera però sembrava troppo indaffarato a leggere, per badare a me e a suo fratello.
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