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CAPITOLO 2 -
La lettera misteriosa
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Clara sbucò da dietro le mie spalle, tenendo in mano una torcia, sciolse la presa e mi fece
segno di stare zitto. Poi si abbassò e raccolse da terra un foglio pieno di scritte ed un cartoncino
giallo a forma di stella. Mi guardò dritto negli occhi e mi indicò di seguirla fuori dalla sua camera, troppo vicina
a dove dormivano Ross e Pietro. Dopo esserci accertati che Ross non avesse sentito nulla, ci dirigemmo verso lo studio di
suo padre al terzo piano.
«Che cosa volevi fare? Mi hai fatto prendere un colpo!» mi disse Clara una volta entrati nello studio pieno di libri di mio zio.
«Tu piuttosto!?»
«Io stavo scrivendo una lettera!»
«A chi?»
«Ad una fata di nome Turchesefiore!»
«Turchesefiore?»
Clara mi guardò con disappunto, perché dimostravo di non capire ciò che a lei era chiaro ed evidente
come l'aria che respiriamo. Decise di mostrarmi il cartoncino giallo a forma di stella, su cui c'erano delle sfavillanti scritte color oro.
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«Ascolta quello che c'è scritto: "Se un sogno vuoi fare avverare, credi a me io lo posso fare: un'ora o un giorno si può festeggiare!"
Deve essere proprio una maga o una fata o qualcosa del genere e sul retro della stella c'è anche il suo indirizzo!»
Clara, accompagnava la lettura del testo facendo scorrere il suo dito indice, piccolo e magro, lungo le parole stampate, come era solita fare quando
voleva essere sicura di leggere in modo corretto.
«Ma tu perché le scrivi?» chiesi incuriosito. Clara mi guardò e, gonfiando le guance con fare seccato, soffiò fuori tutta la sua impazienza: «Secondo
te? Le scrivo perché vorrei... Vuoi venire con me a conoscerla?» mi chiese cambiando bruscamente l'intonazione della sua voce.
«Quando? E come? Noi non possiamo uscire da soli!»
«Domani, quando mio fratello ritornerà dal suo viaggio, gli diremo che ci piacerebbe andare a trovare una "amica" in città: Giulian
ci porterà sicuramente!»
«E se lei non sarà in casa?»
«Ho pensato anche a questo: le lasceremo una lettera, la mia lettera!»
«Ah sì, ma che cosa le hai scritto?» le chiesi di nuovo.
«È un segreto, Vic, ma ti prometto che prima o poi te lo dirò!»
La guardai sconsolato, ma, dopo tutto, non aveva molta importanza conoscere il contenuto della sua lettera. Ora
dovevo pensare a che cosa chiedere a Turchesefiore quando l'avrei incontrata e così domandai a Clara: «Ma tu
l'hai mai vista? Come fai a sapere che è una vera fata?» Clara mi rispose con impeto: «Be', ieri è arrivata per posta una busta
indirizzata proprio a me: non è strano che qualcuno che non mi conosce mi scriva!? E poi sul cartoncino a forma di stella c'è
scritto chiaramente che lei può realizzare i sogni...»
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Non ero ben sicuro di voler credere che il biglietto venisse da una fata, ma valeva comunque la pena tentare la sorte! Era ora di tornare nei nostri letti e Clara, dopo aver nascosto la stella nella tasca del suo pigiama bianco e azzurro,con il colletto alzato, mi fece segno di andare nella mia stanza senza fare rumore. Stavamo raggiungendo le nostre camere, quando uno scoppio di botti e tappi e risate provenienti dal piano di sotto fecero sì che io e Clara, tesi come due corde di violino, lanciassimo un urlo spaventoso, che svegliò all'unisono Ross e Pietro. «È l'anno nuovo, è l'anno nuovo!» ripeteva Pietro, mentre Ross, ancora assonnato, ci fissava sgranando i grandi occhi neri. La sorpresa più bella, però, arrivò quando guardammo fuori dalla finestra della stanza: dal cielo scendevano lievi fiocchi di neve candida, che avevano dato al paesaggio di campagna circostante l'aspetto di uno splendido presepe. Intanto i genitori, che avevano sentito le nostre urla, ci avevano raggiunto e ora ammiravano tutti insieme quello spettacolo.Io e Clara, in piedi davanti alla finestra eravamo sempre più eccitati e contenti.

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