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CAPITOLO 3 - La gita in città

Ross e Vic si azzuffano La mattina seguente, Giulian arrivò alla grande casa. Lo vidi entrare nella nostra stanza, ma la sua immagine mi apparve sfuocata, poiché Ross si era avventato contro di me, facendomi cadere gli occhiali. Ross faceva sempre così: ogni scusa era buona per saltarmi addosso e sovrastarmi, fino a farmi mancare il respiro. Anche la madre di Ross, allarmata dalle nostre grida, raggiunse la stanza e rimproverò duramente il figlio: «Rossano smettila! Alzati immediatamente e lascialo stare!» Giulian, che aveva ereditato il fisico lungo del padre e gli occhi color cioccolato, vispi e sognanti, della madre, rimase per alcuni secondi immobile e poi si buttò su di noi per dividerci. «Vittorio, raccogli gli occhiali e saluta i tuoi amici perché dobbiamo andare!» mi disse strizzando un occhio in segno di intesa. Poi si rivolse a Clara e la abbracciò, contento di rivederla. Io e Clara indossammo i nostri giacconi e salutammo velocemente Pietro, che ci venne incontro sulla porta d'ingresso, sorridendoci e muovendo la mano in un caloroso saluto. Ross, col viso ancora rosso dalla rabbia, scalpitava fra le braccia di sua madre e mi guardava minaccioso.
«Dove andiamo?» chiedemmo in coro io e Clara, saltellando per stare dietro al lungo passo di Giulian. «Andiamo in città: vi porto a mangiare nel vostro locale preferito!» disse Giulian voltandosi verso di noi con fare divertito. Io e Clara ci scambiammo uno sguardo dubbioso, perché vedevamo sfumare il nostro progetto: che cosa avremmo potuto inventarci per farci portare dalla fata?
Salimmo sulla macchina di Giulian, una vecchia station wagon color verde scuro, e partimmo per la città.


In macchina verso la città Avvicinai la faccia al finestrino, togliendo col dito indice lo strato di polvere che si era accumulata. Ora potevo vedere il paesaggio di campagna che ci stavamo lasciando alle spalle, mentre con il pensiero raggiungevo la casa di Turchesefiore: avrebbe avuto il tetto e le pareti di zucchero e cioccolato come quella Hansel e Grätel? E Turchesefiore era veramente una fata? Assorto nelle mie fantasie e nei mie pensieri, non mi accorsi neppure che eravamo arrivati al ristorante. Una volta entrati, ordinammo patatine fritte, hamburger e torta al cioccolato e ricevemmo in regalo un piccolo topo grigio con le orecchie turchesi e un orsetto con al collo un fiocco a righe bianche e verdi. Fu proprio durante il pranzo che Clara riuscì a convincere Giulian a portarci dalla "nostra amica": il nostro sogno si sarebbe finalmente realizzato! «Dove abita la vostra amica?» ci chiese Giulian in macchina. Clara tirò fuori dalla tasca del suo giaccone il cartoncino a forma di stella e lesse ad alta voce l'indirizzo segnato sul retro. Intanto, mi chiedevo come avremmo potuto farci lasciare davanti alla casa di Turchesefiore, senza che Giulian entrasse con noi per conoscere lei e la sua mamma. Finalmente, giungemmo all'indirizzo indicato sul cartoncino ed io e Clara guardammo all'unisono fuori dai finestrini: davanti a noi c'era una casa gialla su due piani, circondata da un piccolo giardino chiuso da un cancello verde basso. Le imposte chiuse facevano pensare che la casa non fosse abitata. D'un tratto Giulian ci disse con tono pensieroso: «Siete sicuri che questo sia l'indirizzo giusto? Forse è meglio che entri con voi!»

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