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CAPITOLO 4 -
La casa di Turchesefiore
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Io e Clara eravamo dispiaciuti e sconsolati: probabilmente Turchesefiore non era in casa, ma noi volevamo
comunque fare un tentativo. Clara tirò fuori dalla tasca destra del giaccone la lettera per la fata, pensando
che avremmo potuto lasciarle almeno quella. Ora dovevamo affrontare un altro problema: Giulian non ci avrebbe mai
lasciati soli davanti ad una casa sconosciuta e vuota! Come potevamo fare? Ancora una volta, la fortuna si rivelò
dalla nostra parte: Giulian non riuscì a trovare parcheggio ed un camionista che aveva fretta di passare lo convinse,
a colpi di clacson, a lasciarci davanti al cancello. Clara ed io scendemmo in fretta dalla macchina, mentre Giulian
ingranò la quarta e sgomberò la strada. Clara guardava la casa in silenzio e si muoveva avanti e indietro lungo il
cancello verde; io, invece, ero impegnato ad osservare le zolle di terra ed i ciuffi d'erba ricoperti di neve nel
grande giardino. Ma se quella era veramente la casa di una fata, non avrebbero dovuto esserci i fiori anche d'inverno!?
«Vic, qui non c'è nessuno! E non possiamo neppure lasciarle la lettera, perché non c'è la casella della posta!»
disse Clara. Cogli occhi velati di tristezza, ci sedemmo sul marciapiede ad aspettare Giulian: in pochi minuti era sfumato tutto!
All'improvviso fummo distratti dalla rumorosa frenata di un motorino che si era fermato proprio davanti alla casa di Turchesefiore.
Alla guida del motorino giallo c'era uno strano pagliaccio: indossava un casco nero, che gli lasciava scoperte la
faccia dipinta di bianco e rosso e parte dei riccioluti capelli verdastri, un grosso giaccone marrone, jeans sbiaditi e un
paio di scarpe da ginnastica bianche. Il pagliaccio scese dal motorino e si diresse spedito al cancello d'entrata. |
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