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CAPITOLO 5 -
L'incontro con Turchesefiore
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«Andiamo! Dammi la mano!»
Stavamo camminando a passi leggeri in direzione dei rumori, quando sulla parete davanti a noi apparvero delle
strane e coloratissime animazioni: si trattava di un drago dalle sembianze buffe proiettato su una parete della stanza.
Era di colore verde pistacchio, con tante macchie irregolari sul corpo panciuto ed un berretto di lana a righe bianche e
azzurre calato sulla testa. Camminava avanti e indietro di fronte ad uno specchio, al quale rivolgeva strane espressioni:
prima allargava la bocca in un enorme sorriso, poi assumeva un'aria triste e compunta ed infine corrucciava la fronte con
fare minaccioso! Era a tal punto divertente, che mi lasciai andare ad una sonora risata.
Forse troppo sonora... Difatti, improvvisamente si accese la luce nella stanza ed io mi accorsi subito di avere due paia
di occhi puntate su di me: Clara mi guardava con un'espressione di rimbrotto, mentre la ragazza che pochi minuti prima si era
affacciata alla finestra per salutare Will mi osservava con curiosità.
«E voi due chi siete?» chiese la giovane.
«Mi hanno detto di avere un appuntamento con Turchesefiore e così li ho lasciati entrare!» intervenne Will.
Clara, col volto arrossato dalla vergogna, tirò subito fuori dal giaccone il cartoncino a forma di stella e lo
consegnò alla ragazza. Turchesefiore era molto alta e magra, aveva capelli biondi raccolti in una lunga coda,
indossava un maglione a righe bianche e azzurre a collo alto e, sotto una gonna corta, vestiva un paio di calze a
righe di tutti i colori. I suoi meravigliosi occhi azzurro mare erano messi in risalto da un paio di occhiali con
la montatura di plastica blu. Doveva avere circa vent'anni, la stessa età di Giulian. |
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«Prendete un tè?»
Io e Clara annuimmo e seguimmo di gran lena Turchesefiore: il corridoio che portava alla cucina era tutto
dipinto di azzurro, con grandi disegni di pesci colorati, stelle marine e delfini. Non appena arrivammo in cucina,
Turchesefiore ci fece segno di accomodarci su di un divanetto rosa. Will, invece, era intento ad apparecchiare la
tavola con grandi tazze colorate di arancio e verde. Poi prese una buffa teiera a forma di gatto, la riempì di acqua
e la passò alla padrona di casa, che la mise subito sul fuoco. Turchesefiore aveva un modo particolare di cercare gli
oggetti che le servivano per preparare il tè: diceva ad alta voce il nome delle cose che voleva e, come per magia, le
trovava subito nella grande confusione dei cassetti, pieni di posate e cianfrusaglie. Avendo visto i nostri sguardi increduli,
Turchesefiore volle spiegarci quella magia: «Se dite a voce alta il nome dell'oggetto che intendete ritrovare, questo ci viene
incontro: per esempio, quando cerco le chiavi di casa nella mia borsa, dico con decisione "chiavi!" e poi le trovo
magicamente vicino alla mia mano!»
«Allora devi essere proprio una fata!» affermai convinto.
Turchesefiore ci invitò a prendere posto attorno al tavolo, dove aveva appoggiata la teiera fumante e ci disse:
«Anche voi potete fare le magie! La magia, come l'amore, è in ogni luogo: bisogna saperla vedere! La maggior
parte della gente non crede alla magia e di conseguenza non la esercita. Esattamente, come accade per l'amore:
quanti uomini si rassegnano al male, all'indifferenza e all'egoismo! Vi dirò di più: la magia è come portare gli occhiali!»

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