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CAPITOLO 6 - La scatola di biscotti

La scatola di biscotti Le sue parole sulla magia degli occhiali mi incuriosivano, dato che io li portavo da un anno e mi avevano già causato molti problemi: i compagni di scuola mi prendevano in giro chiamandomi "quattrocchi" e quando pioveva o nevicava mi si riempivano di goccioline, rendendo difficile la visuale.
«Chi porta gli occhiali» proseguì Turchesefiore «è abituato a vedere le cose in due modi diversi: "con" e "senza", anche se l'anima delle cose rimane sempre la stessa!»
«Io non capisco!» disse Clara delusa. Io, invece, per la prima volta in vita mia ero fiero di portare gli occhiali! «Anche io non capisco!» ripetè Will. Allora Turchesefiore ci incalzò: «Prendiamo questa scatola di biscotti!» Nel dire questo, mise al centro della tavola una scatola di latta e chiese a Clara di salire sul tavolo e di sedervisi vicino. Poi indicò a Will di andare nell'angolo opposto della stanza, mentre io me ne stavo in piedi davanti al tavolo. La ragazza si rivolse a Clara e le chiese: «Se non sapessi di già che questa è una scatola di latta piena di biscotti, che cosa potresti dire? Che cosa vedi?»
«Be', un rettangolo abbastanza grosso, con dei fiori e un orsetto disegnati sopra!»
«Bene!»
«Ora tocca a te Vic! Che cosa vedi?»
Anche io descrissi più o meno quello che aveva visto Clara.
«E tu Will?»
«Vedo un parallelepipedo di colore arancione, probabilmente fatto di metallo; lì vicino ci sono quattro tazze, una teiera a forma di gatto, due ragazzini ed una fata in posizioni davvero divertenti!»
Inutile dire che scoppiammo tutti quanti in una grande risata.


Will avvolto nel suo giaccone «Che cosa vuol dire?» chiesi io incuriosito.
«Vedi, alcune persone riescono a vedere le cose solo da un punto di vista! In questo modo, non possono percepire tutta la realtà che li circonda! Occorre quindi avere degli occhiali speciali per vedere la magia che c'è nella vita!»
Dopo aver sentito queste parole, capii immediatamente che Turchesefiore era proprio la fata che stavamo cercando.
La nostra conversazione venne bruscamente interrotta dal suono del campanello: era Giulian che tornava a prenderci. Io e Clara ci guardammo tristi, perché avremmo voluto rimanere ancora lì. «Ora dobbiamo andare, ma ci piacerebbe tornare prima o poi...» disse Clara rivolgendosi a Turchesefiore. «Certamente! Venite pure quando volete, tanto la strada ormai la conoscete! Anzi, dopodomani andrò con Will a pattinare: potremmo incontrarci al palazzetto del ghiaccio verso le tre del pomeriggio...»
«Va bene!»
Turchesefiore ci accompagnò alla porta: le presentammo brevemente Giulian e ci dirigemmo rapidamente verso la macchina.
«Che nome strano ha la sorella della vostra amica: Turchesefiore... Ma poi sua sorella minore non è venuta a salutarvi?» chiese Giulian una volta usciti dalla casa. «No! Era a letto malata!»
Clara cercò di non lasciar spazio ad altre domande di Giulian, per non insospettirlo.
Quando raggiungemmo la macchina, stava iniziando a piovere e i miei occhiali erano pieni di goccioline: quello sì che era stato un bellissimo pomeriggio, pieno di emozioni e rivelazioni.

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