Due giorni dopo quel magico incontro, io e Clara riuscimmo a farci accompagnare da Giulian al palazzetto del ghiaccio.
Per fare in modo che Giulian, all'oscuro di tutto, non facesse domande imbarazzanti sulla "sorella minore" di Turchesefiore,
gli avevamo detto che era ancora a casa malata.
Noleggiammo i pattini ed entrammo in pista. Ora dovevamo cercare Turchesefiore, anche se non era facile perché attorno a noi
c'erano decine e decine di ragazzini che pattinavano in circolo.
«Tu la vedi?» chiedemmo a Giulian. In quel mentre si avvicinò a noi un ragazzo alto con i capelli neri e un giubbotto marrone.
«Ciao bambini, come state?»
Era Will! Senza il trucco e la parrucca da pagliaccio, Will era comunque riconoscibile dal suo accento inglese. Dopo qualche
istante, ci raggiunse anche Turchesefiore, avvolta in una lunga sciarpa a righe multicolore.
«Eccoli! Ora possiamo andare!» disse venendoci incontro. Will e Giulian presero per mano Clara, mentre Turchesefiore si occupò di me.
In realtà io non sapevo pattinare, ma avere al mio fianco una fata rendeva tutto molto facile.
«Prima il piede destro, poi il sinistro, destro e sinistro, vai, scivola, tira su le braccia, così, bravo! Volaaa!» diceva a voce
alta la fata alzando il braccio sinistro
«Vola!» ripetevo io alzando il destro.
Poi cominciammo a chiamarci: «Giulian!» chiamavo io e Clara gridava: «Vic!»
«Turchesefiore!»
«Will!»
Tutti i nostri nomi risuonavano all'interno del palazzo e come per magia ci sembrava di essere soli, sospesi in un mondo di ghiaccio.

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